Chiudere il Cerchio – Volume 3

di Claudio Fragiacomo Le testimonianze, in aggiunta agli altri contributi storico-letterari, contribuiscono ad evidenziare lo spirito, il clima, l’atmosfera di un certo periodo storico, di una successione di eventi, mettendo in luce sentimenti, impressioni, paure, entusiasmi delle persone che in quel periodo sono vissute.

È questo il motivo che ha spinto il Prof. Rumici a raccogliere in un tomo, diviso in quattro sezioni, le testimonianze dei Giuliani. La terza parte della sua collana “Chiudere il cerchio”, abbraccia testimonianze di abitanti ed ex abitanti del confine orientale nell’arco di tempo che va dal 1940 ai primi anni ’50.

Le interviste, numerosissime, opportunamente selezionate mettono inevidenza un quadro estremamente utile per comprendere quel periodo storico.

Nella fattispecie, il terzo volume copre l’arco temporale che va dal primo maggio 1945 al primo dopoguerra, inizio degli anni ’50.

Del terzo volume, nel corso della conferenza, sono state scelte alcune testimonianze, con l’intento di rendere l’ascolto più leggero ed esaustivo.

Si è iniziato con l’occupazione titina di Gorizia, raccontata dalla figlia dell’allora Presidente della Provincia, Clara Morassi, con molti dettagli resi interessanti per la ricchezza di particolari.

Si è poi passati al ricordo tragico della strage di Vergarolla, con la cruda narrazione di Regina Cimmino.

Per Zara è stata letta la testimonianza di Caterina Fradelli, che racconta del battesimo segreto di suo figlio, “l’ultimo nato a Zara “, con una cerimonia obbligatoriamente segreta perché la religione, in quel momento, era bandita dal regime comunista.

La terza testimonianza è stata quella di Leander Zunja, di Albaro Vescovà, di madrelingua slovena, che ricorda le vicissitudini della linea di demarcazione, durate molti anni, per cui il suo paese, inizialmente nella Zona A, fu assegnato definitamente alla Jugoslavia.

Da Pola la quarta testimonianza risalente al ’47. Una città dalle strade completamente deserte, città abbandonata…la via Carpaccio con edifici disabitati, nelle vie intorno i vecchi amici di un tempo, scomparsi…così la testimonianza di un polesano che in quell’anno s’era recato nella sua città natale per recuperare i mobili di casa e trasportarli a Trieste, dove già risiedeva.

Segue la narrazione di Nino Benvenuti da Isola, che, con la famiglia che si stabilisce a Trieste. Anche Benvenuti ha subito persecuzioni che non ha potuto e voluto dimenticare. Dopo aver brevemente accennato alla sua strepitosa carriera pugilistica, esce con una frase brevissima: “Io sono un esule “. Le vittorie contano, ma quello che per lui è importante sono le sue radici.

Da Fiume l’esilio di Annamaria Marincovich, che emigra in Argentina, dove l’integrazione è resa facile dalla presenza di molti discendenti da italiani. Ma i sacrifici per comprare una casa determinano uno stato di iniziale bisogno, che rende l’animo triste…”. piangevo lungamente per la nostalgia della mia nativa Fiume “.

Da ultimo una “rimasta”, di Isola, Amina Dudine, una vita trascorsa sempre nell’Istria ora slovena, fra Capodistria e Isola, con i problemi di adattamento dovuti al cambio completo di cittadinanza e perdita delle amicizie perdute, con la necessità di costruirne delle nuove… e il rifiuto di averne nuove.

La molteplicità delle situazioni raccontate, frutto delle innumerevoli interviste, contribuisce a fornire una chiave di lettura insostituibile di questi avvenimenti. Sono diventate storia.

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